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| Le Ultime Carovane sono dedicate quest’anno a due importanti personaggi della cultura africana: la grande cantante sudafricana Miriam Makeba e il cineasta senegalese Djibril Diop Mambéty. Miriam Makeba è scomparsa il 9 novembre 2008 in Italia, a Castel Volturno (Caserta), dopo essersi esibita al concerto organizzato contro la camorra e il razzismo in sostegno dello scrittore Roberto Saviano. La bellissima voce della Makeba si è spenta nel pieno del suo impegno civile, che l’ha vista protagonista in prima persona nella lotta contro l’apartheid e la segregazione razziale in Sudafrica, suo paese d’origine. Djibril Diop Mambéty, che ci ha lasciati dieci anni fa, continua ad essere ricordato da tutti come il cineasta poeta ribelle di tutta l’Africa. Due personaggi simbolo di un’Africa creativa, progressista e piena di umanità in un continente di oggi purtroppo martoriato dall’interno e dall’esterno da conflitti, saccheggi, dittature e colpi di stato. Abbiamo scelto questi due artisti per raccontarvi la loro e la nostra Africa che non si arrende, che produce arte e cultura con mezzi di fortuna, in un momento che vede il mondo intero avvolto da una grande crisi provocata da una globalizzazione disumana. Le Ultime Carovane 2009 iniziano con l’immancabile FESTAFRICA, una serata musicale che quest’anno viene dedicata alla più famosa e impegnata Voce d’Africa, Miriam Makeba. Al concerto partecipano tre formazioni musicali: Wasis Diop dal Senegal, Mouna Amari dalla Tunisia e Dobet Gnahoré dalla Costa d’Avorio. La seconda parte del programma è intitolata INCONTRARE L’AFRICA. Nella prima serata in programma uno dei classici del cinema africano, Amok! del marocchino Souheil Ben Barka con un cast di eccezione: Miriam Makeba, Douta Seck, Robert Lionsol e Richard Harrison con una colonna sonora firmata dalla stessa Miriam Makeba. Una rara occasione per vedere questo film simbolo della lotta anti-apartheid degli anni ottanta che ha democratizzato il Sudafrica. La seconda serata è dedicata alla Guinea, la proiezione di Il va pleuvoir sur Conakry di Cheikh Fantamady Camara ci introdurrà ad una riflessione sulla situazione attuale e il futuro di questo paese africano, dove Miriam Makeba ha vissuto per più di dieci anni dopo essere stata costretta all’esilio dal regime dell’apartheid. Terzo ed ultimo appuntamento di Incontrare l’Africa è una serata omaggio a Djibril Diop Mambéty a dieci anni dalla sua morte. In programma la proiezione della copia restaurata dalla World Cinema Foundation di Martin Scorsese del film Touki Bouki, capolavoro di questo importante cineasta del continente che continua ad essere ricordato come il poeta ribelle del cinema africano. WASIS DIOP nasce verso il 1950 in Senegal a Dakar. Nel 1974 incontra il musicista Umbañ Ukset con cui crea il gruppo West African Cosmos, combinazione di musica africana e occidentale in stile Afro-Jazz; nel 1979 lascia il gruppo per lavorare da solista. L’incontro con Yasuaki Shimizu, jazzista d’avanguardia giapponese con cui comincia una lunga collaborazione, gli permette di viaggiare per tutto il mondo fermandosi in Giamaica dove frequenta Lee Scratch Perry, una delle figure più importanti della musica reggae giamaicana. Il suo primo album da solista esce nel 1993. Si tratta della colonna sonora di Hyènes, secondo lungometraggio del fratello Djibril Diop Mambéty, ma la musica composta è talmente personale da essere considerato un vero e proprio album. Il successo internazionale è confermato nel 1995 con il suo secondo album No Sant e nel 1998 con Toxu. Oltre alla collaborazione con il fratello Djibril, Wasis Diop ha composto diverse colonne sonore per il cinema e la televisione in Africa, Francia, Giappone e Brasile. Dopo un lungo silenzio di dieci anni ritorna nel 2008 con Judu Bèk (Gioia di vivere), raffinato e personale progetto musicale che comprende L’Ange Djibril, un omaggio al fratello cineasta scomparso nel 1998. Per il suo primo concerto milanese Wasis sarà accompagnato da un gruppo di cinque bravissimi musicisti: François Causse (batteria), Anthony Larose (basso), Olivier Ajavon (chitarra), Alexandre Barcelona (fisarmonica), Cyril Barbessol (tastiere). MOUNA AMARI, cantante e musicista tunisina, è diplomata in liuto e musica araba presso il Conservatorio di Tunisi. All’inizio degli anni novanta compone musiche per il teatro, lavora per la tv tunisina in recital di musiche tradizionali e si esibisce in vari festival internazionali con il proprio gruppo o in duo con il jazzista tunisino Fawzi Chili e con il musicista camerunense Francis Bebey. A metà degli anni novanta si specializza in costruzione e restauro di strumenti musicali ad arco presso la Scuola Civica di Liuteria di Milano. Negli stessi anni partecipa alla produzione degli spettacoli Donna Africa, esibendosi con Florida Uwera (Rwanda), Houria Aichi (Algeria), Sarh Carrere (Senegal), Yenka Davis (Niger). In Italia collabora con vari artisti, quali Mauro Pagani, Massimo Ranieri, Federico Sanesi, Pino Daniele e Gianna Nannini. Si è esibita da solista con la Corale Canto Sospeso di Milano e in Brasile con la Corale dello Stato Grande Rio e con la Corale Pan-Amazzonica. Il concerto Amal o Speranza, presentato l’estate scorsa al Festival di Sousse con la partecipazione di Mauro Pagani, Federico Sanesi e Nuria Sala, è uno spettacolo inno al dialogo tra le due rive del Mediterraneo con parole del poeta tunisino Mouldi H’sine e musiche della stessa Mouna Amari. Per Le Ultime Carovane 2009, oltre al percussionista Federico Sanesi e alla danzatrice Nuria Sala, la voce di Mouna sarà accompagnata da sette strumentisti: Medhioub Yasser (liuto), Mzali Ouajdi (qanun), Hosni Naghamouchi (violoncello), Chahed Ouassim e Bousnina Fethi (violino), Karoui Fethi (percussioni) e El Ghedri Aymen (alto). DOBET GNAHORÉ, giovane artista ivoriana di etnia Bété, figlia del grande percussionista Boni Gnahoré, è cantante, danzatrice e polistrumentista (percussioni, sanza, calebasse, balafon …). Con la sua calda voce interpreta le proprie composizioni in differenti lingue e dialetti africani: pigmei, bété, fon, baoulé, lingala, wolof, malinké. Le sue composizioni sono basate su ricche polifonie tradizionali del suo continente con un repertorio che è un metissage di canti bété e pigmei del Centrafrica, melodie mandinghe, ritmi della rumba congolese e del bikoutsi camerunense. Dobet ha una vivacissima presenza sul palco, ogni concerto è un’occasione per stabilire un dialogo con il pubblico per comunicare la sua Africa, quella che si dà da fare, che lotta per vivere, ma sopratutto quella che culturalmente ha molto da offrire al mondo. Il Quartetto di Dobet comprende il marito e chitarrista francese Colin Laroche, il batterista togolese Tchango Kassoung e il bassista Clive Govinden. FEDERICO SANESI, percussionista e compositore, vive a Milano. Dal 1980 studia le tabla con il maestro P. Shankha Chatterjee. Il suo lavoro si focalizza sull’integrazione dei linguaggi musicali e delle culture attraverso poesia, danza, teatro, cinema e arti visive. Il suo approccio all’arte è interdisciplinare e interculturale. Ha suonato con musicisti di tutto il mondo nei principali festival in Europa, Africa, Asia, America Latina, Nord America e India. Dal 2001 è professore di tabla presso il Conservatorio di Vicenza. NURIA SALA GRAU nasce a Barcellona. Studia danza classica e contemporanea in Svizzera e in Francia, si specializza in Bharatanatyam (teatro-danza classico indiano) in India e si forma in nattuvangam e musica. Diplomata in psicoterapia umanista in Spagna e formata come danza educatore in Italia. Collabora inoltre a diversi progetti artistici e culturali come danzatrice e coreografa. Nel suo lavoro integra diversi linguaggi e culture, il dialogo e il confronto caratterizzano il modo originale con cui sviluppa la sua espressione artistica. Insegna danza indiana Bharatanatyam al Conservatorio di Vicenza, nell’Istituto Yoga diretto da Gabriella Cella e nel suo studio Natya-Tala. Il suo lavoro è stato presentato in numerosi teatri europei e internazionali. AMOK! di Souheil Ben Barka, musiche di Miriam Makeba, con Miriam Makeba, Douta Seck, Robert Liensol, Claudio Gaura, Richard Harrisson. (Marocco/Senegal/Guinea 1983, 120 min.) Mathieu Sempala, maestro in un villaggio zulu, riceve da Johannesburg una lettera con cui apprende della malattia di sua sorella Joséphine. Inizia così un viaggio verso la metropoli sudafricana dove scopre poco a poco la reale situazione dei Neri. La sorella si prostituisce per sopravvivere, il fratello Delius, capo sindacalista clandestino, gli rivela la realtà dei minatori e degli operai neri. Suo figlio invece è accusato dell’assassinio di un giornalista. Intanto delle violente manifestazioni scoppiate a Soweto vengono selvaggiamente represse… Il film, che vede la partecipazione di Miriam Makeba e un cast di importanti attori del continente come il grande Douta Seck, ha vinto il Gran Premio al Moscow International Film Festival nel 1983. La proiezione di questo lungometraggio nell’ambito de Le Ultime Carovane è un’occasione rara per vedere quest’opera di Souheil Ben Barka che non è mai stata distribuita, perché i diritti sono stati acquistati nel 1983 da un distributore cinematografico svizzero, sostenitore dell’apartheid, allo scopo di impedirne la circolazione internazionale. MYRIAM MAKEBA nasce a Johannesburg il 4 marzo 1932. Inizia la sua carriera da cantante negli anni cinquanta impegnandosi apertamente contro il regime dell’apartheid che ha dilaniato il suo paese, il Sudafrica. La lotta contro la segregazione razziale, che grazie alla sua fama ha avuto echi in tutto il mondo, causa la reazione del governo sudafricano che, nel 1963 - durante l’apartheid - la costringe all’esilio e mette al bando tutti i suoi dischi. Solo nel 1990 Nelson Mandela riesce a convincerla a tornare nel suo paese. Trasferitasi prima in Guinea, ospitata dal presidente Sekou Tourè, che all’epoca era il leader africano della lotta anti coloniale, Miriam Makeba sostiene vari paesi del continente come l’Algeria nei loro primi anni di indipendenza. Dopo la morte di sua figlia durante il parto, si sposta prima in Europa e poi negli Stati Uniti per continuare la sua grande carriera internazionale. Ha espresso il meglio di sé nel campo artistico, incidendo canzoni note a tutti come Pata Pata, The Click Song e Malaik . Myriam Makeba è morta il 9 novembre 2008 in Italia, a Castel Volturno (Caserta), dopo essersi esibita al concerto organizzato contro la camorra e il razzismo a sostegno dello scrittore Roberto Saviano. SOUHEIL BEN BARKA nasce nel 1942 nella mitica città di Timbuctu, nel nord del Mali, da una famiglia originaria del sud del Marocco. Dopo gli studi in Marocco e in Italia, dove si diploma in regia al Centro Sperimentale di Roma, lavora come assistente di Pier Paolo Pasolini per Il vangelo secondo Matteo ed Edipo Re. In Italia realizza inoltre vari documentari per la Rai a carattere sociologico ed etnografico. Nel 1972 gira il suo primo lungometraggio Les Mille et Une mains, un film sulle condizioni di lavoro delle tessitrici di tappeti in Marocco con il quale ottiene il Gran Premio del Fespaco, Festival Panafricano del Cinema di Ouagadougou. Oltre all’attività di regista (Noces de sang, Amok, La bataille des trois rois, Les tambours de feu, Les amants de Mogador, etc.) Souheil Ben Barka lavora anche come produttore e distributore cinematografico. Dal 1986 al 2003 è stato direttore del CCM, Centro Cinematografico del Marocco. TOUKI BOUKI di Djibril Diop Mambéty, con Magaye Niang, Myriam Niang, Ousseynou Diop e Ndou Lasia (Senegal 1973, 120 min.) Mory decide di abbandonare la sua vita da pastore e gira per la città a cavallo di una vecchia moto. Anta, studentessa universitaria, è in rottura con l’immagine della donna tradizionale. Entrambi sognano di scappare da Dakar per raggiungere via mare Parigi. Prima di partire intraprendono insieme un viaggio spirituale e metaforico alla ricerca del denaro necessario. Anta partirà, mentre il sogno di Mory si infrange al porto di Dakar. DJIBRIL DIOP MAMBÉTY nasce a Dakar nel 1945. Attore nella compagnia del Teatro Nazionale Daniel Sorano, nel 1965 inizia, da autodidatta, la carriera cinematografica come regista. Il suo primo film è Contras City del 1968, seguito da Badou Boy nel 1970. Il suo capolavoro Touki Bouki del 1973, presentato a Cannes nella sezione Quinzaine des réalisateurs, vincitore del Premio della Critica Internazionale e del Premio Speciale della Giuria al Festival di Mosca, lo consacra cineasta d’avanguardia, poeta visionario del cinema africano. Dopo quindici anni di silenzio Mambéty gira Parlons Grand-Mère, documentario sulla realizzazione di Yaaba di Idrissa Ouédraogo, uno dei più noti registi del Burkina Faso. Nel 1992 gira Hyènes, in concorso a Cannes, e due anni dopo Le Franc in concorso al Festival Internazionale del Film di Locarno, vincitore del Tanit d’Oro al Festival di Cartagine. Il 23 luglio 1998 muore a Parigi lasciando incompiuto, in fase di montaggio, La Petite Vendeuse de Soleil (secondo capitolo dell’incompleta trilogia Histoires de petite gens). IL VA PLEUVOIR SUR CONAKRY di Cheick Fantamady Camara, con Alexandre Ogou, Tella Kpomahou, Fifi-Dalla Kouyaté, Balla Moussa Kéïta, Kadé Seck, Rouguiatou Camara, Aicha Konaté (Guinea 2007, 95 min.) BB è un vignettista satirico, ma lavora in anonimato perché il padre, imam della grande moschea, vuole mandarlo a studiare in Arabia Saudita. La tradizione vuole che un giorno anche lui diventi imam. Ma la società è in trasformazione, i giovani si ribellano agli antichi costumi e lo scontro generazionale si fa sempre più forte. Al punto che se non piove e c’è poca acqua in città, anche questo problema ambientale diventa pretesto per un’azione moralizzante: far ritornare il mondo secondo le leggi di una volta. Ma BB, con le sue vignette farà luce sulle manipolazioni del potere religioso e politico. CHEICK FANTAMADY CAMARA nasce nel 1960 a Conakry. Si dedica al cinema da autodidatta. In seguito frequenta un corso di regia e inizia a realizzare cortometraggi sviluppando sul campo le conoscenze acquisite. Il va pleuvoir sur Conakry è il suo esordio alla regia di un lungometraggio che gli vale il Premio del Pubblico RFI Cinéma al Fespaco nel 2007, dove ha partecipato nella selezione ufficiale. La filmografia di Cheick Fantamady Camara conta anche due cortometraggi: Konorofili e Little John entrambi del 2000. |